Esistono diversi modi per definire l’agricoltura di precisione (precision farming), ma sostanzialmente può essere definita come un sistema integrato di informazione e produzione che ha come obiettivi di lungo termine l’aumento della produttività sito-specifica, dell’efficienza produttiva e della redditività aziendale, riducendo al minimo l’impatto ambientale.  L’aspetto ambientale è un elemento sempre più da tenere in considerazione sia per il suo impatto sull’opinione pubblica che per i vincoli sempre più stringenti delle normative.

APR multirotore (micro drone o UAV)

APR multirotore (micro drone o UAV)

L’agricoltura di precisione si pone come tecnica atta a gestire tempestivamente i fattori limitanti del sistema produttivo con una gestione sito-specifica in cui, la decisione sull’applicazione delle risorse e delle pratiche agronomiche sono dettate dalla variabilità rilevata sul campo e all’interno della coltura in atto.

Una gestione sito-specifica significa che gli input (acqua fertilizzanti, fitofarmaci, operazioni agronomiche, ecc.) sono applicati solo dove, quando e quanto necessari alla massimizzazione del risultato che ci si prefigge, che nella maggior parte dei casi è il maggior reddito.

Le informazioni sito-specifiche si possono ottenere con rilievi agronomici in campo (campionamento ed analisi) e con il rilievo di prossimità o telerilevamento. Queste informazioni devono essere georeferenziate, ovvero gli si deve attribuire il dato della dislocazione geografica attraverso un sistema di coordinate ottenute grazie al GNSS (Sistema satellitare globale di navigazione) più noto come GPS. La georeferenziazione permette d’importare i dati nei sistemi GIS (Geographic Information System) per l’analisi geostatistica.

E’ proprio nel rilievo di prossimità che gli APR (aeromobili a pilotaggio remoto) svolgono la loro importante funzione all’interno dell’agricoltura di precisione, raccogliendo con diversi tipi di sensori su di essi installati, le informazioni georiferite che saranno utilizzate per l’elaborazione delle mappe di prescrizione.

Gli indici vegetazionali
Immagine NDRE di vigneto

Immagine NDRE di vigneto

I più comuni sensori trasportati dagli APR sono di tipo ottico atti a rilevare la luce riflessa dalla vegetazione nello spettro del visibile e dell’infrarosso. E’ infatti noto che le piante durante l’attività fotosintetica, riflettono maggiormente le lunghezze d’onda dell’infrarosso vicino in quanto non hanno sufficiente energia per la sintesi di molecole organiche e se trattenute causerebbero un surriscaldamento dei tessuti con danni al vegetale. Sono i cloroplasti che per svolgere l’attività fotosintetica, assorbono la luce blu con lunghezza d’onda compresa tra i 0.4 e i 0.5 µm e la luce rossa con lunghezza d’onda compresa tra i 0.6 e i 0.7 µm ma riflettono fortemente la luce verde con lunghezza d’onda compresa tra 0.5 e 0.6 µm. E’ invece il parenchima lacunoso, ricco di aria, che riflette la luce NIR con lunghezza d’onda tra i 0.7 e i 1.1 µm.

Nella vegetazione in buona salute si avrà così un grande divario tra la luce rossa assorbita e quella NIR riflessa. Nelle piante sofferenti invece, poiché l’attività fotosintetica sarà compromessa, si avrà un minore assorbimento della luce rossa e a causa del cedimento del parenchima lacunoso diminuirà la riflettanza nel NIR, riducendo così la differenza tra i due valori misurati.

Per queste sue peculiarità, la riflettanza in queste bande è stata utilizzata per sviluppare una serie di rapporti, il più conosciuto dei quali è l’NDVI (Normalised Difference Vegetation Index) che ci indicano lo stato di vigore di una pianta.

Tale indice varia tra -1 e +1, valori inferiori allo 0 non hanno significato ecologico, mentre valori leggermente positivi indicheranno una piccola differenza tra il NIR e il rosso tipico di assenza di attività fotosintetica e quindi caratteristici di suolo, acqua, rocce o piante morte, mentre valori prossimi a 1 indicheranno un’intensa attività fotosintetica e quindi caratteristici di una vegetazione in buona salute.

I nostri servizi:

Irrorazione delle colture con droni

N.B.: in Italia l’Art. 13 del D. Lgs. 14 agosto 2012, n. 150,  vieta l’irrorazione di prodotti fitosanitari (anche se ammessi in agricoltura biologica), con mezzi aerei e quindi con gli APR o droni (salvo autorizzazioni in deroga). La stessa norma vale negli altri paesi della Comunità Europea, Art. 9 Direttiva 2009/128/CE

Le sanzioni previste dall’art. 24 del PAN, vanno dai 20.000 ai 100.000 € 

I nostri droni – APR:

  • tuttala Fx-61;
  • esacottero;
  • ottacottero X8 12 Kg MTOM (operazioni critiche anche notturne).

I sensori imbarcati sui nostri droni – APR:

  • Sony Alpha 6000 – RGB;
  • Canon SX 260 HS – NirGB;
  • Optris Pi450 – Termocamera;
  • MicaSense RedEdge – Multispettrale a 5 bande.
Sensori installati sui nostri droni
Sensori installati sui nostri droni
NDRE su parcelle sperimentali di frumento
NDRE su parcelle sperimentali di frumento
NDVI su parcelle sperimentali di frumento
NDVI su parcelle sperimentali di frumento

Un servizio di RAI Expo Milano 2015 sul nostro lavoro con i droni

Il nostro contributo per nutrire il Pianeta utilizzando tecnologie innovative e rispettose dell’ambiente

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